Trasformazione da “reato di danno” a “reato di pericolo”?

Giu 30, 2020

Trasformazione da “reato di danno” a “reato di pericolo”?

CASS. PEN., SEZ. III, N. 12680, 22 APRILE 2020; SULLA PUNIBILITÀ DELLA FRODE FISCALE PER DOLO EVENTUALE; TRASFORMAZIONE DA “REATO DI DANNO” A “REATO DI PERICOLO”?

Con la sentenza n. 12680 del 22 aprile 2020, la Cassazione penale – sulla scia di un orientamento “espansivo” iniziato con la sentenza n. 30492 del 2015 (poi confermato da Cass. pen. 52411/2018 e 28158/2019) – ha ritenuto compatibile il dolo eventuale con il dolo specifico di cui all’art. 2 D.lgs. n. 74/2000 (utilizzo di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti), in un’ipotesi di adozione di misure cautelari reali.

Ciò in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale invalso fino al 2015, per cui il fine di evadere le imposte è elemento caratterizzante del reato di cui all’art. 2, D.Lgs 74/2000 e come tale “svolge una funzione di garanzia”1.

La compatibilità con il dolo eventuale sarebbe giustificata, ad avviso della Suprema Corte, da due argomenti esposti nella sentenza n. 52411/2018:

1.“il fatto che il reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti sia costituito da una finalità tipica (evasiva) ulteriore rispetto a quella diretta alla realizzazione dell’evento tipico (presentazione della dichiarazione fraudolenta) non esclude affatto, ma anzi presuppone che il dolo richiesto per detta realizzazione sia invece quello generico, comprensivo,

quindi, anche del dolo eventuale, ravvisabile nell’accettazione del rischio che l’azione di presentazione della dichiarazione materialmente posta in essere abbia ad oggetto fatture o altri documenti per operazioni inesistenti e, quindi, che detta azione sia finalizzata ad evadere le imposte dirette o l’Iva”;

2.la prevalente giurisprudenza di legittimità che ammette, in relazione ad altri reati, peraltro del tutto diversi da quelli tributari, detta compatibilità. In particolare, in caso di ricettazione (ma si richiama anche l’ipotesi di furto), la Cassazione ha ammesso la compatibilità con il dolo eventuale in presenza di “un atteggiamento psicologico che, pur non attingendo il livello della certezza, si colloca su un gradino immediatamente più alto di quello del mero sospetto, configurandosi in termini di rappresentazione da parte dell’agente della concreta possibilità della cosa da delitto. Insomma perché possa ravvisarsi il dolo eventuale (…) è necessaria una situazione fattuale di significato inequivoco che impone all’agente una scelta consapevole tra l’agire, accettando l’eventualità di commettere una ricettazione, e il non agire” (tra le altre SS.UU. Cass., n. 12433/2010).

Tale orientamento non può certo soddisfare gli operatori economici e del diritto. Applicando i predetti principi anche in relazione all’art. 2 D.lgs. n. 74/2000, ad avviso del “nuovo orientamento” della Suprema Corte, il dolo eventuale sarebbe compatibile con il reato di dichiarazione fraudolenta, da intendersi quale “lucida accettazione, da parte dell’agente, dell’evento lesivo, e quindi anche del fine di evasione o di indebito rimborso, come conseguenza della sua condotta”.

Di fatto la Cassazione ingloba il dolo specifico nel dolo eventuale, rectius, trasforma il dolo specifico in dolo generico, così

a) parificando i delitti a dolo specifico del D.Lgs 74/2000 a quelli a dolo generico del medesimo decreto (artt. 10-bis, 10-ter, 10-quater), introdotti dal 2004 e 2006 e noti come reati “da riscossione”;

b) eliminando, di fatto, la garanzia del requisito soggettivo del “fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto”.

Non si vede poi, come possa essere equiparato, sotto il profilo del dolo eventuale, il delitto di utilizzo di fatture per operazioni inesistenti con quello di ricettazione.

L’accettazione del rischio di entrare in possesso di un bene di provenienza illecita è immaginabile nella ricettazione (art. 648 c.p.); mentre nel reato tributario non si vede come possa verificarsi l’ipotesi di accettazione del rischio di presentazione di dichiarazione indicante operazioni inesistenti (“abbia ad oggetto fatture o altri documenti per operazioni inesistenti”) laddove (come avviene nella stragrande maggioranza delle fattispecie) l’agente ben conosce le operazioni passive ivi indicate.

Sarebbe ipotizzabile un dolo eventuale nelle fattispecie (senz’altro più limitate) in cui un amministratore subentri in prossimità della presentazione della dichiarazione al precedente amministratore, senza verificare l’effettività delle operazioni passive ed accettando il rischio della falsità ideologica delle fatture indicate in dichiarazione.

Avallando tale interpretazione, la dichiarazione fraudolenta si tramuta in un “reato di pericolo e di mera condotta”. Infatti la sentenza 52411/2018, richiamata da Cass. 12680/2020, afferma che il reato di dichiarazione fraudolenta di cui all’art. 2, D.Lgs 74/2000 “si connota come reato di pericolo e di mera condotta che si perfeziona nel momento in cui la dichiarazione è presentata agli uffici finanziari e prescinde dal verificarsi dell’evento di danno, per cui non rileva l’effettività dell’evasione, né, tanto meno, dispiega alcuna influenza l’accertamento della frode”.

Non è chi non veda, tuttavia, la diversità – rimanendo nel testo normativo del D.Lgs 74/2000 – tra il dettato di cui all’art. 2, D.Lgs 74/2000 e quello di cui all’art. 11, D.Lgs 74/2000 (Sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte”), senz’altro configurabile come “reato di pericolo” (Cass. n. 29636/2018, n. 45730/2012, n. 14720/2008).

Infatti l’art. 11 citato punisce le condotte di alienazione simulata o altri atti fraudolenti “idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”. Tale previsione di “potenziale danno”, che connota come “reato di pericolo” la fattispecie2, è assente nell’ipotesi delittuosa di cui all’art. 2, D.Lgs 74/2000 (che punisce l’utilizzo in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti).

V’è da auspicare che l’orientamento giurisprudenziale “espansivo” iniziato nel 2015, confermato con la sentenza qui in commento, si limiti alle ipotesi di pronunce relative a misure cautelari, ove rileva il mero esame, ai fini del fumus commissi delicti, di alcuni indizi di reato3.

Articolo a cura degli Avvocati Giovanni Moschetti e Beatrice Ferrari

Per la Rete di Associazioni Veneto Eccellenze il Direttore Generale