L’arma dei dati sui corrispettivi deve inseguire obiettivi più ambiziosi

Gen 2, 2020

L’arma dei dati sui corrispettivi deve inseguire obiettivi più ambiziosi

Dati, ancora dati, sempre più dati. Tra alcune settimane, un ulteriore strumento si aggiungerà all’armamentario del fisco – insaziabile (anche) quando si tratta di chiedere e raccogliere nuove informazioni dai contribuenti – per contrastare l’infedeltà dei contribuenti, in particolare quella che viene definita l’”evasione senza consenso”, associata quindi all’omessa dichiarazione di una certa operazione.

L’obbligo generalizzato di memorizzazione e trasmissione telematica dei corrispettivi all’agenzia delle Entrate – obbligo che scatta il 1° gennaio per tutti i soggetti con volume d’affari inferiore a 400mila euro che svolgono attività di «commercio al minuto e assimilate» e che avrà un rodaggio di sei mesi, con moratoria sulle sanzioni – si accompagna ad altre misure della manovra, come la lotteria degli scontrini al debutto da luglio, che intendono mettere sotto osservazione le transazioni verso i consumatori finali.

Il bersaglio più sicuro…

Domanda: basterà? L’invio telematico dei corrispettivi risponde all’esigenza di contrastare un fenomeno a quanto pare piuttosto diffuso. Un fenomeno che, in parte, replica dinamiche analoghe a quelle che il meccanismo della fatturazione elettronica mira a fare emergere per le transazioni business to business.

Si tratta delle situazioni in cui al consumatore finale viene regolarmente rilasciato lo scontrino fiscale o la ricevuta, ma i documenti non vengono annotati, o lo sono solo parzialmente, sul registro dei corrispettivi. Solita beffa: il registro dei corrispettivi viene soppresso, ma nella pratica continuerà a essere utilizzato dai contribuenti perché in determinate situazioni – come nel caso dei resi – si crea un disallineamento tra i dati reali e quelli dell’amministrazione.

Com’è facile intuire, oggi solo un controllo puntuale da parte dell’amministrazione può fare emergere il mismatch tra scontrino rilasciato e annotazione sul registro dei corrispettivi. Ma i controlli, si sa, non sono così frequenti. Ecco allora che con la trasmissione telematica si dovrebbe risolvere almeno questo problema, perché il registratore di cassa di nuova generazione (Rt, registratore telematico) invierà “automaticamente” e in tempo quasi reale i dati degli scontrini all’amministrazione. E non potrà quindi più esserci alcuna discrasia tra gli “scontrini battuti” e quelli effettivamente annotati nel registro dei corrispettivi (tecnicamente, lo scontrino fiscale scompare e viene sostituito da un documento commerciale che potrà servire come “prova d’acquisto” per la garanzia oppure per un cambio merce).

…e quello più problematico

L’invio obbligatorio e automatico dei corrispettivi appare invece piuttosto debole per contrastare chi gli scontrini non li emette affatto. Un po’ come accade per la fattura elettronica, questi strumenti consentono di intercettare truffe e frodi, chi dichiara e non versa, oppure chi versa meno del dovuto, chi fa compensazioni che non deve fare. A ben vedere, preoccupa quel che ribadisce l’Ufficio parlamentare di bilancio nel suo «Rapporto sulla politica di bilancio 2020». E cioè che questi strumenti potrebbero addirittura «incentivare forme di evasione con consenso (cioè quelle in cui esiste un accordo tra acquirente e venditore), ampliando anziché riducendo l’evasione nelle cessioni con il consumatore finale».

Il tema è rilevante. E sposta l’attenzione su come l’amministrazione riuscirà a utilizzare le (nuove) informazioni di cui dispone e con quali nuove competenze. Insomma, siamo a un bivio. Se tutti questi dati saranno utili solo per intercettare le irregolarità di chi emette scontrini/fatture e poi non dichiara, allora avremo fatto un passo utile, ma decisamente parziale. Se invece si avrà la capacità di andare oltre il semplice controllo incrociato dei versamenti e se le Entrate saranno davvero in grado di usare questi dati in modo innovativo per l’analisi del rischio fiscale, allora lo sforzo – specie quello chiesto ai contribuenti onesti – sarà almeno giustificato.

La sfida è sulla capacità di svolgere analisi sull’attendibilità dei margini di ricavo, sugli scostamenti rispetto a comportamenti considerati normali, sul numero e sulla frequenza delle transazioni, anche in relazione a determinati periodi dell’anno (il black friday o le feste natalizie, per esempio) e persino in relazione alle fasi del ciclo economico. Si dovrà poi capire se e come questa attività verrà coordinata con l’uso dell’archivio di rapporti finanziari. E, particolare non irrilevante, che cosa ne farà l’amministrazione finanziaria di tutti i dati (almeno potenziali) relativi ai pagamenti tracciabili.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze