La riforma delle Pensioni sarà un fallimento!

Set 11, 2020

La riforma delle Pensioni sarà un fallimento!

Riforma delle pensioni, il Governo prende tempo per il dopo Quota 100?

Per adesso dobbiamo aspettarci solo la proroga dell’Ape Sociale e dell’Opzione Donna.

Riforma delle pensioni: i dialoghi tra i sindacati ed il Ministero del Lavoro riprenderanno l’8 e il 16 settembre, ma secondo Il Giornale l’esito di questi incontri è già scritto.

C’è poca fiducia, infatti, sul fatto che questo confronto possa portare ad una vera e propria riforma delle pensioni. Anche se la politica in questi giorni si sta interrogando sulle varie ricette circolate in queste settimane, difficilmente alla fine di questi incontri si arriverà ad una proposta per il dopo Quota 100.

Sembra, infatti, che per il momento il Governo voglia essere attendista, approvando solamente provvedimenti minori: per questo motivo possiamo aspettarci per il 2021 una proroga per l’Ape Sociale (per cui i sindacati chiedono l’ampliamento della platea dei beneficiari) e per Opzione Donna, ma nessun accordo per una misura di flessibilità che possa prendere il posto di Quota 100.

Il motivo, secondo quanto riportato da Il Giornale, è chiaro: l’Italia non è nella posizione per giustificare di fronte all’Unione Europea un nuovo abbassamento dell’età pensionistica.

Sono diverse le proposte su cui si sta interrogando la politica: la più accreditata al momento sembra essere quella di una Quota 41 a 62 anni. In questo modo al lavoratore verrebbe data la possibilità di accedere alla pensione al compimento dei 62 anni ma solo se nel frattempo ha maturato 41 anni di contribuzione: inoltre, l’uscita flessibile comporterebbe un taglio dell’assegno fino al 4% per tutti gli anni di anticipo.

Una proposta simile a quella che fu presentata da Cesare Damiano, una Quota 103 che prenderebbe il posto di Quota 100 dal 1° gennaio 2022. Anche i sindacati sembrano convergere su questa misura, tuttavia c’è chi ritiene che per il momento non ci saranno passi in avanti in questa direzione.

Questo perché, scrive Il Giornale, “le pensioni sono diventate un tema sensibile da quando l’Italia è diventata il principale beneficiario dei programmi europei post emergenza COVID”. Ricordiamo, infatti, che l’Italia è tra i Paesi che beneficeranno di un supporto maggiore dal Recovery Fund. Per questo motivo sarebbe complicato giustificare ai contributori netti dell’Unione Europea – tra cui dal prossimo anno non ci sarà l’Italia – un ulteriore abbassamento dell’età pensionabile in un quadro in cui i dati sull’età media del ritiro dal lavoro ci indicano ancora come uno dei Paesi in cui si va in pensione prima.

Vero che in Italia l’età pensionabile è tra le più alte d’Europa, ma nei fatti ci sono diverse misure che consentono di anticipare l’uscita dal mercato del lavoro ed è per questo che siamo tra i Paesi dove effettivamente si va in pensione prima.

Per questo motivo il Governo intende prendere tempo e rimandare ad un secondo momento i dialoghi per il post Quota 100. Per adesso si discuterà di interventi minori, come ad esempio della possibilità di includere delle nuove professioni nell’elenco di quelle che danno diritto ad accedere all’Ape sociale con cui smettere di lavorare a 63 anni.

Allo stesso tempo potrebbe essere esteso l’accesso ad Opzione Donna alle lavoratrici che compiono 58 anni (o 59 nel caso delle lavoratrici autonome) entro il 31 dicembre 2020, ma solo se nel frattempo hanno maturato 35 anni di contribuzione (oggi questa misura è riservata a coloro che ne hanno maturato i requisiti entro la fine del 2019).

Per il dopo Quota 100 se ne discuterà più avanti, ma i sindacati sono pronti a dare battaglia. Come spiegato da Domenico Proietti, segretario confederale della UIL, bisognerebbe far capire all’Europa che in Italia la spesa previdenziale è sovrastimata. Separandola da quella assistenziale, infatti, avremo una spesa sotto il 12% del PIL.

Ufficio Stampa Veneto Eccellenze