La gestione ‘creativa’ del Lavoro

Giu 1, 2020

La gestione ‘creativa’ del Lavoro

Come sostiene Dario Di Vico sul Corriere della Sera e anche Luigi Covatta in un Fondo sull’Avanti On Line, sul Decreto non Decreto dei famosi da 55 miliardi c’è un’inversione di tendenza rispetto alle più recenti leggi sul lavoro.

Se vi ricordate Di Maio con il famoso Decreto aveva irrigidito i parametri di conferma dei contratti a termine.

Vorrei ricordare che nelle prossime settimane ci sono un milione e mezzo di contratti in scadenza che con le norme in vigore, volute da una parte di questa maggioranza, non potrebbero essere rinnovati, direi una cattiva notizia, per quei dipendenti che da marzo sono a casa per Covid-19 e che stanno ancora aspettando la CIGD, in un contesto in cui la disoccupazione dilagherà anche e soprattutto fra i dipendenti a tempo indeterminato. In realtà si tratta solo di una deroga, e comunque per rimettere le politiche del lavoro sul giusto binario dopo la gestione creativa dell’allora Ministero Di Maio non basterà una toppa.

Ci ricordiamo del famoso pacchetto Treu, del Governo D’Alema nel 1997, bene bisognerà partire da là per arrivare agli ultimi provvedimenti del 2015 con la famigerata Jobs Act di Renzi per cercare di riordinare il tutto perché il Primo Governo Conte ha deciso di fare guerra alla flessibilità del mercato del lavoro. Dopo lo stop forzoso di queste settimane, e la crisi economiche che ne è derivata in particolar modo nei settori più esposti al mercato del lavoro flessibile Albergatori, Bar, Ristoranti, Campeggi, Agricoltura sarà inevitabilmente e necessario maggiore flessibilità.

Interi settori, si pensi per esempio al trasporto aereo, ridurranno drasticamente il personale, mentre altri saranno in cerca di manodopera: non solo scuola e sanità, ma anche la manifattura e perfino l’agricoltura, quando dovrà finalmente prendere atto che la schiavitù è stata abolita da tempo. In un articolo di Domenica su “Il Sole 24 Ore” Tommaso Nannicini sostiene che la formazione permanente è il nuovo articolo 18, nel senso che va messa al centro delle politiche del lavoro come opportune e importune, ve lo ricordate l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nel secolo scorso, tanto difeso contro Renzi, ora servono servizi del lavoro moderni, tecnologici, che reagiscono ai dati in tempo reale per offrire una formazione adeguata e tempestiva. Altro che App Immuni, serve una “App Occupati”, che ragionando seriamente dovrebbe essere attivata prima della App Immuni, perché la App Occupati dovrebbe essere in funzione da tempo, da quando abbiamo riformato il vecchio e vetusto collocamento dal 2001.

Era stato proprio Di Maio, due anni fa, ad acquistare il software che avrebbe dovuto farla funzionare. Lo era andato a cercare sulle rive del Mississippi, e già che c’era ne aveva importato anche l’inventore: Vorrei ricordare che fu proprio quel Professor Parisi che un anno e mezzo fa venne posto alla testa dell’Anpal l’agenzia che Nannicini aveva individuato per implementare le politiche attive del lavoro previste dal Jobs Act Renziano.

Se penso bene il Buon Prodi nel 1997 nel momento che metteva in soffitta il ramo d’azienda della Gepi dedicato alla formazione, costruendo il carrozzone di Italia Lavoro antenata dell’Anpal, si costruì un progetto simile ad un’App Occupati, soprannominata da me, ma lo cestinarono, facendo presente che la struttura socio-economica del nostro paese non era paragonabile ad altri paesi e che conseguentemente anche il mercato del lavoro era diverso.

Se non ricordo male Di Maio due anni fa pensava di acquistare due operazioni al prezzo di una, oltre ad abolire la disoccupazione, avrebbe dovuto abolire anche la povertà, grazie al reddito di cittadinanza all’uopo predisposto dai 5 stelle. E pazienza se nel frattempo occorreva assumere 3000 navigator da aggiungere ai dipendenti dell’Anpal ed a quelli dei Centri per l’Impiego Regionali, ne valeva la pena! Peccato tuttavia che neanche uno dei 3000, all’inizio dello stato d’emergenza, si sia accorto dell’eccezionale offerta di lavoro proveniente dalle aziende agricole: così lasciando senza argomenti, fra l’altro, i 5 stelle che resistevano all’iniziativa della ministra Bellanova per la regolarizzazione degli immigrati occupati nei campi.

Ma d’altra parte se si vuole essere davvero in grado di fronteggiare l’incombente disoccupazione di massa converrà rinunciare anche alla “App Occupazione”e riprendere, con la concertazione e la contrattazione, quella strategia della Formazione Continua concepita da Gino Giugni ai tempi del governo Ciampi e poi colpevolmente attaccata dalle parti sociali.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze