Esterometro, il rebus dell’invio per gli acquisti fuori campo Iva

Set 19, 2019

Esterometro, il rebus dell’invio per gli acquisti fuori campo Iva

Tra gli argomenti trattati dalle Entrate nella circolare 14/E del 17 giugno scorso che maggiormente hanno destato delle perplessità tra gli interpreti vi è, senza dubbio, una affermazione in tema di trasmissione dei dati transfrontalieri comunemente denominato “esterometro”.

In verità, non si tratta di una presa di posizione del tutto inedita, visto che era già stata assunta nell’interpello 85 del 27 marzo 2019, ma si è sempre auspicato che l’amministrazione tornasse sui propri passi come è avvenuto, ad esempio, per le autofatture emesse a fronte di acquisti di beni e servizi effettuati presso operatori extra comunitari e territorialmente rilevanti in Italia.

Secondo quanto scritto nella circolare 14/E, infatti, quando queste sono emesse elettronicamente consentono di evitare la compilazione dell’esterometro.

Si tratta di una posizione diametralmente opposta a quanto sostenuto in precedenza dato che, fino all’emanazione della circolare 14/E, l’autofattura elettronica non permetteva di superare l’obbligo dell’esterometro.

Ad ogni modo, venendo al tema degli acquisti presso operatori non residenti, fuori campo Iva per carenza del presupposto territoriale da trasmettere tramite esterometro, si sottolinea immediatamente l’onerosità a carico dei soggetti passivi di rilevare operazioni che dal punto di vista Iva non possiedono alcuna importanza.

Si pensi, solo per fare alcuni esempi, all’acquisto di carburante o alle spese per alberghi, bar o ristoranti in un Paese Ue o extra-Ue che in base a principi di territorialità sono assoggettati a imposta nel Paese dove viene resa la prestazione o effettuata la cessione.

Peraltro non vi è previsto alcun limite d’importo, sicché secondo quanto affermato dall’agenzia delle Entrate un soggetto passivo che si reca in trasferta all’estero dovrebbe trasmettere anche i dati per avere consumato un semplice caffè in un bar.

Non solo. Questo obbligo generalizzato che impone l’inserimento di tutte le operazioni anche quelle fuori campo Iva può costituire fonte di distorsione nella raccolta dei dati, soprattutto per quanto riguarda la fatturazione attiva.

Si ipotizzi, al riguardo, il pagamento di interessi da parte di un operatore di un austriaco e di uno svizzero in favore di un operatore italiano. Quest’ultimo in base al dettato dell’articolo 21, comma 6-bis, lettera a) del Dpr 633 del 1972 non deve emettere fattura nei confronti dell’operatore austriaco, mentre in base della successiva lettera b), deve emetterla nei confronti dell’operatore svizzero.

Questa asimmetria in termini di fatturazione, che riverbera anche nella dichiarazione annuale, secondo l’Agenzia deve essere superata quando si parla di esterometro.

In pratica, secondo l’amministrazione finanziaria è irrilevante quanto verrà rappresentato nella dichiarazione annuale, dove in generale confluiscono solo le operazioni rilevanti ai fini Iva e quelle fuori campo dell’imposta per carenza del presupposto territoriale, ma per le quali vi è l’obbligo di emettere fattura, poiché i dati da trasmettere tramite esterometro non sono complementari a quelli inviati tramite fattura elettronica, come sembrerebbe evincersi dalla lettura del comma 3 e 3-bis dell’articolo 1 del Dlgs del 5 agosto 2015.

In sostanza, secondo la posizione assunta dall’agenzia delle Entrate, alle operazioni significative ai fini Iva (che se realizzate nei confronti di soggetti stabiliti sono rilevate tramite fatturazione elettronica e se realizzate nei confronti di soggetti non stabiliti tramite esterometro) devono essere aggiunte tutte le operazioni fuori campo Iva, ancorché ai fini dell’imposta siano del tutto insignificanti. Sotto questo profilo ci si dovrebbe dunque interrogare se, allo sforzo richiesto agli operatori nel raccogliere e inviare questi ultimi dati, corrisponda una loro effettiva utilità per l’amministrazione finanziaria.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze