Come si apre la successione? Le tre fasi spiegate

Ago 13, 2019

Come si apre la successione? Le tre fasi spiegate

Apertura, delazione e accettazione sono le tre fasi della successione, davanti al notaio. Ecco come si svolgono.

Come si apre la successione? Quali sono le fasi della successione?

La successione è il momento in cui le persone che hanno la qualità di erede sono messe nella posizione si accettare o rifiutare l’eredità del parente/congiunto defunto.

La fase successoria si svolge in presenza del notaio e segue un preciso iter, stabilito dalla legge:

  • l’apertura del testamento o, in mancanza, della successione legittima;
  • la delazione dell’eredità, con la verifica della qualità di erede;
  • l’accettazione della successione, semplice o con beneficio di inventario.

Di seguito vedremo nel dettaglio le tre fasi in cui avviene la successione.

Prima fase: l’apertura della successione

La successione ha inizio con la fase di apertura dinanzi al notaio, immediatamente successiva alla morte del defunto. Secondo il dettato del Codice Civile, la successione deve essere aperta nel luogo dell’ultima residenza del defunto, ex articolo 456.

Come prima cosa, occorre precisare che esistono diverse tipologie di successione:

  • successione testamentaria, quando la volontà del defunto è racchiusa in un testamento scritto;
  • successione legittima, quando manca il testamento e, quindi, la divisione dell’eredità è regolata dalla legge;
  • successione “ibrida”, quindi a metà strada tra testamentaria e legittima: in questo caso il defunto ha redatto un testamento dimenticando però di includere alcuni beni, per questi ultimi si dovranno seguire le regole della successione legittima.

Dopo aver individuato il tipo di successione, si passa alla fase della delazione dell’eredità e della verifica della qualità di erede.

Seconda fase: la delazione della successione

Dopo l’apertura della successione, ha il via la seconda fase, quella chiamata “delazione dell’eredità”. Si tratta della fase centrale e più importante, in quanto serve ad individuare a chi spetta il patrimonio del de cuius.

In questa fase delicata, il notaio verifica quali soggetti abbiano concretamente la capacità di succedere. A tal proposito precisiamo che, secondo il Codice Civile, anche il nascituro (cioè il non ancora nato) è legittimato a succedere al momento della nascita.

Il notaio deve anche valutare la capacità di successione delle persone giuridiche che – ad eccezione delle società – necessitano di specifica autorizzazione governativa.

Vi sono poi dei casi in cui una persona non può acquisire la posizione di erede perché ha commesso atti/fatti moralmente incompatibili con il defunto. Questa circostanza avviene in due ipotesi:

  • atto compiuto contro il defunto, il suo coniuge o un discendente, come un’aggressione grave o un tentato omicidio;
  • atto violento o doloso contro la volontà di testare del defunto.

Terza fase: l’accettazione da parte degli eredi

Dopo aver verificato chi ha diritto all’eredità, gli eredi legittimati devono procedere all’accettazione del testamento. Infatti, prima che gli effetti della successione si verifichino, i successori designati devono accettare espressamente quanto stabilito nel testamento.

Esistono due tipi di accettazione:

  • l’accettazione pura e semplice, con cui avviene la confusione dei patrimoni (del defunto e del successore). In questo caso l’erede subentra sia nell’attivo che nel passivo del patrimonio e, di conseguenza, è tenuto a pagare gli eventuali debiti;

La scelta tra i due tipi di accettazione è rimessa alla discrezionalità dell’erede. Invece, l’accettazione con beneficio di inventario è obbligatoria per i soggetti incapaci e le persone giuridiche, ad esclusione delle società; la ragione è tutelare questi soggetti da eventuali debiti.

L’eredità può essere accettata entro 10 anni dalla morte del de cuius. Se l’erede lo ritiene opportuno, può anche scegliere di rinunciare all’eredità.

Qui tutti i dettagli sulla rinuncia.

La rinuncia all’eredità è quell’atto -previsto dall’articolo 519 del Codice Civile – con il quale si manifesta la propria volontà a non ereditare i beni conferiti dal defunto.

Si tratta quindi di uno strumento molto utile per tutti gli eredi e legatari che non intendono entrare in possesso dell’eredità del de cuius poiché temono che i debiti maturati da quest’ultimo superino i crediti.

Ricordiamo, infatti, che in caso di accettazione dell’eredità si diventa titolari di tutti i rapporti giuridici che il de cuius intratteneva prima di morire; quindi non solo dei beni di quest’ultimo, ma anche di eventuali debiti.

Per questo motivo prima di accettare l’eredità è bene analizzare la situazione economica in cui versava il defunto, così da capire se conviene oppure se è meglio rinunciare. Una soluzione alternativa potrebbe essere quella dell’accettazione dell’eredità ma con beneficio di inventario, lo strumento con il quale il patrimonio del de cuius non viene confuso con quello dell’erede, il quale quindi si mette al riparo da eventuali pignoramenti.

Quindi, solitamente richiede la rinuncia all’eredità chi scopre che i debiti del defunto sono superiori ai crediti, ma anche chi non è sicuro dello stato economico in cui versava il de cuius. Questo perché la rinuncia, a differenza dell’accettazione, è un atto sempre revocabile a meno che non sia passato il termine di prescrizione di 10 anni.

Se siete indecisi se fare o no la rinuncia dell’eredità e volete scoprire se conviene davvero, qui trovate tutte le informazioni che cercate. Una guida completa con le istruzioni su come fare la rinuncia all’eredità in cui vi parleremo dei costi e dei tempi di questa procedura. Se non volete approfondire ma state cercando solo delle informazioni basilari e riassuntive sulla rinuncia all’eredità, ecco quello che dovete sapere:

  • Cos’è: è l’atto con il quale si rinuncia a tutti i crediti, beni e debiti del defunto;
  • Chi può richiederla: maggiorenni e minorenni (solo se accompagnati da genitori);
  • Dove farla: Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione o da un qualsiasi notaio;
  • Quando farla: entro tre mesi dalla morte se si è nel possesso dei beni o entro dieci anni se non si è’ nel possesso dei beni;
  • Costi: marca da bollo da 16€ e imposta di registrazione alla rinuncia da pagare al Tribunale (il prezzo è variabile, si va dai 150€ ai 200€).

Questi sono gli aspetti fondamentali dell’atto di rinuncia all’eredità, mentre per maggiori dettagli su quando e quanto costa farla continuate a leggere.

Come rinunciare all’eredità

La rinuncia all’eredità una dichiarazione formale, effettuata davanti ad un notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, con la quale l’erede impedisce l’ingresso nel proprio patrimonio dell’attivo della massa ereditaria dei diritti derivanti dall’eredità.

La dichiarazione deve essere inserita nel Registro delle successioniconservato nello stesso Tribunale. I soggetti legittimati alla rinuncia sono i medesimi che hanno il diritto di accettare, ossia i delati all’eredità. Nel caso dei minorenni i loro genitori o tutori devono richiedere un’autorizzazione per la rinuncia all’eredità al Giudice Tutelare del luogo di residenza del minore o del tutore.

Bisogna ricordare che la rinuncia viene considerata nulla se non viene osservata la forma richiesta dalla legge. Nel dettaglio, la dichiarazione di rinuncia all’eredità non deve prevedere:

  • alcuna condizione;
  • alcun termine;
  • alcuna limitazione.

Quindi, la rinuncia non può essere parzialecondizionata o sottoposta a termine. A differenza dell’accettazione non può effettuarsi tacitamente. Invece, nel caso in cui la denuncia all’eredità venisse fatta dietro corrispettivo a favore di alcuni soggetti ereditari, l’atto comporterebbe l’effetto contrario, ossia l’accettazione all’eredità.

Costi e moduli da presentare

Per rilasciare la dichiarazione di rinuncia all’eredità bisogna presentare i seguenti documenti:

  • certificato di morte in carta libera (o autocertificazione);
  • 1 marca da bollo da € 16,00;
  • documento valido di riconoscimento;
  • codice fiscale del defunto e del rinunciante (anche se minore/interdetto/inabilitato o sottoposto ad amministrazione di sostegno);
  • copia conforme del testamento (qualora esista);
  • nota di iscrizione a ruolo;
  • versamento per la registrazione di € 200,00 da effettuarsi contestualmente alla redazione dell’atto tramite modello F23 che si ritira presso l’URP (il prezzo varia a seconda del Tribunale al quale ci si rivolge).
  • modulo domanda autorizzazione rinuncia accettazione eredità che potete scaricare di seguito:

Atto rinuncia eredità

Clicca qui per scaricare il modello necessario per la richiesta di rinuncia dell’eredità.

Termini

Come previsto dall’articolo 480 del Codice Civile, il diritto di accettazione all’eredità può essere esercitato entro 10 anni dal giorno della morte del defunto. Lo stesso vale per la rinuncia, ma in alcuni casi questo termine può essere abbreviato.

Infatti, un creditore potrebbe fare richiesta al Tribunale affinché venga fissato un termine entro il quale il chiamato deve dichiarare se rinuncia all’eredità.

Qualora però si sia già entrati in possesso dei beni del de cuius, la rinuncia all’eredità va presentata entro tre mesi dal decesso.

Revoca

La rinuncia all’eredità può essere revocata in quanto l’erede conserva per 10 anni dall’apertura della successione il diritto di accettare l’eredità ma potrà esercitarlo solo se gli eredi, accettando, non abbiano già preso il suo posto.

Inoltre, anche chi ha rinunciato può trattenere una donazione ricevuta oppure, come previsto dall’articolo 540 del Codice Civile “può domandare il legato a lui fatto sino al valore massimo della porzione disponibile”.

Eredità: a chi spetta dopo la rinuncia?

Come abbiamo appena visto, è possibile revocare la rinuncia fino a quando gli altri eredi non accettano l’eredità. Chi sono questi soggetti? A chi spetta l’eredità in caso di rinuncia? In questo caso bisogna distinguere tra successioni legittime e testamentarie.

Infatti, nel primo caso la parte di eredità a cui avete rinunciato verrà divisa equamente tra gli altri coeredi legittimi salvo il diritto di rappresentazione che fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado del loro ascendente anche nel caso in cui quest’ultimo non vuole accettare l’eredità.

Nelle successioni testamentarie, invece, l’eredità va divisa tra gli altri coeredi testamentari salvo il caso in cui il defunto non abbia indicato un sostituto, In mancanza di coeredi e di sostituti, l’eredità verrà suddivisa tra gli altri eredi legittimi.

Impugnazione della rinuncia all’eredità

La rinuncia può essere impugnata per violenza o per dolo ma non per errore. In questi casi si potrà pertanto agire in giudizio per fare annullare la rinuncia nel termine di cinque anni dal momento in cui è cessata la violenza oppure in cui è stato scoperto il dolo. Per violenza si intende la minaccia di un male ingiusto sulla persona o sui beni del rinunciante o di un suo familiare. Per dolo invece si intendono dei raggiri posti in essere da un terzo in mancanza dei quali l’erede non avrebbe rinunciato.

La rinuncia all’eredità può recare pregiudizio ai creditori del rinunciante qualora questi non sia in grado di soddisfarli con il proprio patrimonio. Nel caso di eredità attiva i creditori potranno impugnare la rinuncia ma con il limitato effetto di potersi soddisfare sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti, senza fare acquistare al rinunciante la qualità di erede.

Rinuncia eredità: conviene?

Una volta rinunciato all’eredità non si può più tornare indietro, salvo il caso in cui gli altri eredi non abbiano ancora accettato. Quindi, prima di rinunciare dovrete cercare di capire se conviene farlo. Per fare chiarezza sui beni del de cuius vi consigliamo di fare una verifica della consistenza del suo patrimonio. Vi conviene chiedere l’aiuto di un notaio che dopo aver analizzato i registri catastali e verificato eventuali fallimenti o pignoramenti sarà in grado di fare un saldo effettivo tra i debiti e i crediti che andrete ad ereditare.

Il Direttore Generale Rete di Veneto Eccellenze